30/09/2026
Direttore: Franco Liistro

Ferrari: la fiducia in Vasseur non cancella i problemi

La Ferrari arriva in Malesia con una certezza ufficiale e molte domande ancora senza risposta. La certezza è la fiducia in Fred Vasseur, ribadita pubblicamente da Maranello proprio alla vigilia della trasferta di Kuala Lumpur, dopo che le “finte” dichiarazioni di Christian Horner ,che ha messo gli occhi e portafoglio sulla Williams, avevano riacceso le voci sul futuro del team principal francese. Ferrari ha fatto sapere di avere piena fiducia in Vasseur e nelle sue scelte. Una presa di posizione netta, arrivata però in un momento nel quale la squadra avrebbe probabilmente preferito parlare di sviluppi tecnici e risultati.

Perché il problema della Ferrari, oggi, non è soltanto chi siede al comando. È soprattutto che, al quarto anno della gestione Vasseur, la squadra continua a non riuscire a trasformare il proprio potenziale in una macchina stabilmente capace di lottare per il titolo. Il 2026, iniziato con le aspettative inevitabilmente altissime legate al nuovo regolamento, avrebbe dovuto rappresentare una svolta. Invece, dopo quindici gare, Ferrari ha conquistato due vittorie ma non ha trovato quella continuità necessaria per trasformarsi in una vera candidata al Mondiale.

La SF-26 è forse il simbolo più evidente di questa contraddizione. È una vettura capace di essere velocissima in qualifica e improvvisamente vulnerabile in gara, soprattutto quando entra in gioco la velocità sui rettilinei. A Baku Leclerc è partito dalla prima fila, ma in gara è stato rapidamente risucchiato dalla concorrenza. Il quarto posto finale, arrivato anche grazie ai problemi di altri, non ha nascosto il problema: Ferrari non riusciva a difendersi quando la gara entrava nella fase dei sorpassi e delle ripartenze. Vasseur lo ha ammesso senza troppi giri di parole: oggi il vantaggio che Ferrari aveva sul telaio rispetto agli avversari si è ridotto, se non addirittura annullato.

È qui che la critica diventa inevitabile. Una squadra come Ferrari non può accontentarsi di spiegare perché una macchina non funziona. Deve soprattutto dimostrare di essere capace di correggerla. E a Baku Leclerc ha espresso pubblicamente la propria frustrazione per la mancanza di sviluppi recenti. Vasseur ha promesso aggiornamenti «presto», ma proprio quel termine, in questo momento della stagione, racconta una parte del problema: mentre Ferrari promette gli aggiornamenti, McLaren, Mercedes e Red Bull continuano a sviluppare e contemporaneamente tutti devono già pensare al progetto 2027.

Il rischio è quindi quello di arrivare alla fine dell'anno con una macchina che non è mai stata veramente risolta e con risorse già spostate verso la prossima stagione. Una situazione che rende ancora più importante capire se i problemi della SF-26 siano soltanto contingenti oppure se rivelino una difficoltà più profonda nella capacità tecnica di Maranello di interpretare il nuovo regolamento.

Poi c'è il problema dei piloti, che a Monza è esploso nel modo peggiore possibile. Leclerc e Hamilton si sono trovati a duellare alla prima variante e il contatto ha prodotto conseguenze per entrambi, mentre il monegasco è poi finito contro le barriere alla Parabolica. Hamilton ha chiuso soltanto sesto. Per una Ferrari che correva davanti al proprio pubblico e avrebbe dovuto trasformare Monza in una risposta alle difficoltà precedenti, è stato uno dei weekend più amari della stagione.

Il punto non è stabilire chi avesse torto o ragione in quella circostanza. Il problema è che una squadra in difficoltà tecnica non può permettersi di aggiungere anche una guerra interna. Leclerc e Hamilton sono due campioni abituati a essere trattati da prime guide e Ferrari ha scelto deliberatamente di non costruire una gerarchia rigida. Ma la parità funziona soltanto se esistono regole di ingaggio chiare e soprattutto se vengono applicate con coerenza. Dopo Monza, lo stesso Vasseur ha ammesso la necessità di affrontare il tema.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati della gestione Vasseur. La Ferrari non sembra avere una crisi conclamata, ma presenta troppi piccoli segnali di disordine per poterli considerare casuali: una macchina difficile da mettere a punto, una velocità di punta insufficiente, una finestra dei pneumatici complicata, aggiornamenti che arrivano lentamente, decisioni strategiche spesso sotto osservazione e una coppia di piloti che deve ancora trovare un equilibrio definitivo. Hamilton, inoltre, ha attraversato una stagione con alti e bassi molto marcati, mentre Leclerc continua a essere quello che…promette e non mantiene.

In questo quadro, la conferma di Vasseur assume un significato particolare. Ferrari ha scelto la continuità, ma proprio per questo adesso aumenta la responsabilità del francese. Non può più essere soltanto l'uomo chiamato a ricostruire la squadra dopo gli anni difficili. Deve essere quello capace di portarla al livello successivo. La fiducia concessagli da Maranello non chiude dunque il caso Vasseur: lo rende, semmai, ancora più centrale.

E le parole di Horner hanno reso tutto più rumoroso. L'ex responsabile Red Bull ha definito Ferrari il suo «dream job», alimentando inevitabilmente speculazioni che Vasseur ha definito frustranti e dannose per l'ambiente della squadra. Non significa che esista un cambio di gestione già deciso, perché Ferrari ha detto esattamente il contrario. Significa però che il tema è diventato abbastanza ingombrante da costringere Maranello a intervenire pubblicamente per ribadire la propria posizione.

La Malesia arriva così in un momento nel quale Ferrari avrebbe bisogno soprattutto di silenzio e risultati. Sepang dovrà dire se la SF-26 è ancora in grado di reagire, se gli aggiornamenti annunciati possono ridurre il divario e se il gruppo riesce a ritrovare quella compattezza che serve quando la macchina non è dominante.

Perché il vero problema di Ferrari, oggi, non è una singola sconfitta, un errore di Leclerc o una gara storta di Hamilton. È la sensazione di una squadra che da troppo tempo cerca la soluzione definitiva senza averla ancora trovata. La conferma di Vasseur può garantire stabilità, ma non produce automaticamente prestazione. I due piloti possono garantire talento, ma non possono trasformare una macchina imperfetta in una vettura da titolo.

In Malesia Ferrari dovrà quindi dimostrare qualcosa di più di un buon risultato. Dovrà dimostrare di avere ancora un progetto, una direzione e soprattutto la capacità di correggere i propri errori. Perché dopo le promesse, le spiegazioni e le rassicurazioni, a Maranello è arrivato il momento più scomodo: quello delle risposte. (Franco Liistro)