09/09/2026
Direttore: Franco Liistro

Ferrari: il disastro di Monza apre una crepa profonda, con Mercedes ora è anche guerra di marketing

Madrid.  Il Gran Premio in terra spagnola è alle porte e alla Ferrari si è pensato di convocare anche Giovinazzi dal momento che ci sono ancora dei dubbi sulle condizioni di Charles Leclarc dopo il botto  alla Parabolica di Monza intitolata a Michele Alboreto. Monza doveva essere il weekend della riscossa Ferrari, quello in cui trasformare la pressione del pubblico di casa in energia, prestazione e soprattutto risultato. È diventato invece il Gran Premio che rischia di aprire una crepa profonda all’interno della Scuderia.

Il paradosso è evidente: la Ferrari arrivava al proprio appuntamento più importante della stagione con aspettative alte e con due piloti nelle prime posizioni della griglia, ma dopo pochi giri si è ritrovata già fuori dalla lotta per la vittoria.Prima il duello interno tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc alla prima variante, poi l'uscita di pista del monegasco alla Parabolica, infine una gara di rincorsa per Hamilton, conclusa soltanto al sesto posto.  Il problema, però, non è soltanto il risultato.

È quello che Monza ha raccontato della Ferrari: una squadra che sembra ancora non aver trovato un equilibrio preciso tra le ambizioni dei suoi due piloti e la necessità di avere una direzione tecnica e sportiva inequivocabile.

Hamilton non ha nascosto la propria irritazione. Il britannico, dopo una gara nella quale ha perso terreno già alla prima chicane, ha puntato il dito soprattutto sulla gestione della squadra e sulla comunicazione interna. Il messaggio è stato molto chiaro: Ferrari deve cambiare il modo in cui prende le decisioni e comunica con i propri piloti. E qui entra inevitabilmente in gioco Fred Vasseur.

Il team principal francese si trova probabilmente davanti a uno dei momenti più delicati della sua esperienza a Maranello. Non perché abbia perso il controllo della squadra, almeno non ancora, ma perché Monza ha fatto emergere pubblicamente problemi che fino a questo momento erano rimasti soprattutto dentro il box. E su tutto ovviamente pesa la chiara “simpatia” di Vasseur e D’ambrosio per Leclerc, il “predestinato” che ora non lo è più tanto e che sta dimostrando molti limiti non soltanto di guida.

Vasseur ha difeso la scelta di non imporre una gerarchia rigida tra Hamilton e Leclerc. Una posizione comprensibile, soprattutto in una stagione ancora lunga, ma che rischia di diventare difficile da sostenere quando due piloti di questo livello iniziano a giocarsi posizioni importanti tra loro. Hamilton vuole sentirsi messo nelle condizioni di lottare per il titolo. Leclerc, dall'altra parte, non ha alcuna intenzione di trasformarsi nel secondo pilota della Ferrari soprattutto se si correva, come a Monza, al proprio pubblico tanto da fargli dichiarare ….” Per Monza sono pronto a una magia”…!!!

Il risultato è una situazione potenzialmente esplosiva. Il contatto alla prima variante è stato il primo segnale. Hamilton ha accusato Leclerc di averlo spinto fuori, mentre il monegasco ha successivamente ridimensionato la tensione, spiegando che non esiste una guerra interna tra i due.  Ma la sensazione è che il problema non sia tanto il singolo episodio.

Due piloti che sentono di avere ancora qualcosa da dimostrare e una squadra che deve decidere quanto lasciare loro libertà di battagliare. Poi è arrivato l'incidente di Leclerc. Il monegasco, sotto pressione di Oscar Piastri, ha perso il controllo della Ferrari alla Parabolica dopo un passaggio sul limite, andando violentemente contro le barriere. È uscito autonomamente dalla vettura ed è stato sottoposto agli accertamenti medici, senza conseguenze gravi.

Per Leclerc, però, il colpo psicologico rischia di essere molto più pesante di quello fisico. Monza era, e doveva essere, la sua gara. È il circuito nel quale il suo rapporto con i tifosi Ferrari assume una dimensione quasi emotiva, e vedere la propria gara terminare così presto, dopo un weekend nel quale la macchina sembrava poter competere, inevitabilmente lascia amarezza. Anche perché la Ferrari non ha potuto sfruttare l'occasione mentre davanti Mercedes trasformava Monza in una festa italiana con la vittoria di Kimi Antonelli.

Ed è forse questo l'aspetto che fa più male a Maranello. Non essere semplicemente arrivati dietro. Ma aver visto un italiano vincere a Monza con una Mercedes, mentre la Ferrari viveva uno dei peggiori pomeriggi possibili davanti al proprio pubblico.  E in Germania non hanno perso l’occasione per infierire ulteriormente, quasi come affondare il coltello nella piaga, ed hanno pubblicato un poster con Antonelli e alle sue spalle un modello Mercedes di colore rosso con il claim che recita “ First Italian to win at Monza in 60 years”  e nel sottotitolo …”ci sono solo voluti un pilota incredibile e… una macchina tedesca”. Risponderà la Ferrari a tanta provocazione?

Hamilton, invece, è uscito da Monza con una sensazione diversa ma altrettanto pesante. Il sesto posto gli ha fatto perdere ulteriore terreno nel campionato e, soprattutto, ha aumentato la percezione che il progetto Ferrari non stia facendo quel salto di qualità che il britannico si aspettava. La sua frustrazione sembra quindi andare oltre il singolo risultato. Hamilton è arrivato a Maranello per vincere e  con il tempo che passa, la pazienza di un campione che sente di avere ancora una grande occasione mondiale a disposizione inevitabilmente diminuisce.

Vasseur deve ora trovare una risposta non soltanto tecnica, perché la macchina può essere migliorata ma soprattutto una risposta gestionale. La Ferrari deve stabilire quali siano le regole quando Hamilton e Leclerc si trovano a lottare per la stessa posizione e deve decidere quanto conta il campionato e quanto conta la libertà individuale prima che il prossimo episodio trasformi una tensione gestibile in una vera crisi interna.

Monza, in questo senso, potrebbe essere un punto di svolta non necessariamente perché la stagione sia compromessa definitivamente, ma perché ha tolto alla Ferrari la possibilità di nascondere alcuni problemi. La gestione dei piloti, la comunicazione, le strategie e la capacità di trasformare una buona qualifica in un risultato pesante sono tutti aspetti finiti sotto esame.

Vasseur lo sa e sa, almeno si spera, anche che adesso non basteranno più le spiegazioni ma serviranno risposte. La Ferrari ha ancora due piloti di enorme talento, una squadra tecnicamente capace e una stagione da salvare ma deve ritrovare rapidamente una cosa che a Monza è sembrata mancare più di tutto: una direzione comune.

Perché se Hamilton guarda da una parte, Leclerc dall'altra e Vasseur prova a tenere insieme tutto senza imporre una linea precisa, il rischio è che la Ferrari continui a perdere punti non soltanto contro Mercedes e McLaren, ma anche contro se stessa. E questo, per una squadra che corre sempre con l'obbligo di vincere, può essere il problema più grave di tutti. (John Sturm)