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Great Wall Motor: qualità, innovazione e produzione europea sono la ricetta per conquistare il mercato automotive

Milano. Great Wall fa veramente sul serio…. Il Tech Day organizzato da Great Wall Motor, negli spazi del Superstudio Village, è stato un appuntamento pensato per raccontare in modo concreto che cosa ci sia dietro la crescita di uno dei principali costruttori automobilistici cinesi e quale sia la sua ambizione per il mercato europeo. La giornata non è stata soltanto una presentazione di nuovi modelli, ma soprattutto un'occasione per mettere in evidenza il lavoro svolto sulla tecnologia, sulle motorizzazioni, sul design e sullo sviluppo industriale, cercando di superare quell'immagine di costruttore che punta principalmente sul prezzo competitivo. Il messaggio che GWM ha voluto trasmettere ai giornalisti, ai concessionari e ai partner presenti è che oggi il gruppo dispone di competenze tecniche e capacità di sviluppo con cui intende confrontarsi direttamente con i marchi automobilistici europei.

Ad aprire la giornata è stato Thiemo Jahnke, Country Manager Germany di GWM, che ha affrontato subito uno degli aspetti più importanti per il futuro del marchio nel nostro continente, ovvero la necessità di costruire una presenza europea solida e duratura. Nel suo intervento ha sottolineato come il confronto tra i costruttori cinesi ed europei venga spesso affrontato parlando di prezzi, dazi e concorrenza commerciale, mentre rimane in secondo piano il lavoro che viene svolto per progettare, sviluppare e validare le automobili. Per Jahnke, invece, è proprio questo il punto su cui GWM vuole concentrare l'attenzione, dimostrando che dietro i propri prodotti esiste una struttura industriale articolata, sostenuta da investimenti importanti e da una strategia che guarda oltre il semplice aumento delle vendite nel breve periodo.

Il manager ha quindi illustrato il percorso di espansione commerciale intrapreso dal gruppo, spiegando che la presenza in Europa deve diventare sempre più organizzata e vicina alle esigenze dei singoli mercati. L'obiettivo non è limitarsi a esportare automobili dalla Cina, ma costruire un rapporto stabile con i clienti attraverso una rete di concessionari, centri di assistenza e strutture dedicate alla distribuzione dei ricambi. È un passaggio fondamentale, perché il consumatore europeo non valuta un'automobile soltanto sulla base del prezzo di acquisto o delle dotazioni offerte, ma considera anche la possibilità di ricevere assistenza nel tempo, la disponibilità dei componenti e la capacità del costruttore di mantenere il proprio impegno dopo la vendita. In questa prospettiva, Jahnke ha richiamato l'importanza delle filiali dirette in Italia e Spagna e ha presentato gli obiettivi di crescita della rete commerciale, con una progressiva estensione della presenza GWM in diversi Paesi europei.

La parte successiva dell'incontro ha visto protagonista Nicole Wu, Chief Technology Officer di GWM, che ha portato il discorso sul terreno della ricerca e dello sviluppo. Il suo intervento è stato particolarmente importante perché ha spiegato come il gruppo intenda adattare i propri prodotti alle caratteristiche del mercato europeo, evitando di considerare l'Europa semplicemente come una destinazione commerciale per vetture progettate altrove. Secondo questa impostazione, le aspettative dei clienti europei devono essere prese in considerazione fin dalle prime fasi di sviluppo, influenzando le scelte relative al comportamento dinamico, al comfort, alla sicurezza e all'esperienza di guida. Si tratta di un approccio che richiede un confronto costante con le condizioni d'impiego reali e con le preferenze degli automobilisti, perché ciò che viene considerato adeguato in un mercato non è necessariamente sufficiente in un altro.

Wu ha descritto anche il ruolo delle strutture di ricerca e sviluppo del gruppo, soffermandosi sul lavoro svolto dai team internazionali e dal centro di Monaco di Baviera, operativo dal 2021. Qui le competenze europee contribuiscono allo sviluppo di soluzioni destinate ai clienti del continente, intervenendo su aspetti come sterzo, sospensioni, sedili, motorizzazioni e comportamento stradale. L'idea è utilizzare le conoscenze maturate nei diversi mercati per rendere i veicoli più coerenti con le aspettative locali, mantenendo allo stesso tempo i vantaggi derivanti dalle dimensioni industriali e dalle capacità produttive del gruppo cinese. La ricerca e sviluppo diventa quindi uno strumento per avvicinare due realtà che, pur avendo esperienze e tradizioni differenti, possono collaborare nella progettazione di automobili destinate a un pubblico internazionale.

Nel corso del suo intervento, Nicole Wu ha affrontato anche il tema della localizzazione produttiva, presentando l'accordo con Bulgarian Automotive Industry per avviare la produzione europea della GWM ORA 5 in Bulgaria, con l'avvio previsto nel primo trimestre del 2027 e una capacità pianificata di 50.000 vetture all'anno. Questo annuncio ha dato alla giornata una dimensione che va oltre il prodotto, perché mostra come il gruppo stia valutando la possibilità di rafforzare la propria presenza industriale direttamente in Europa. La produzione locale può infatti contribuire a rendere più flessibile la distribuzione, avvicinare alcune attività alle esigenze dei mercati di destinazione e costruire rapporti più stretti con il sistema industriale europeo. Non significa che tutte le difficoltà legate all'ingresso in un mercato nuovo siano automaticamente risolte, ma indica la volontà di affrontarle attraverso una presenza più strutturata.

La discussione tecnologica è proseguita con la presentazione della piattaforma GuiYuan, che rappresenta uno degli elementi centrali della strategia di sviluppo di GWM. Il costruttore la descrive come un'architettura progettata per integrare hardware, software e intelligenza artificiale, consentendo di utilizzare una base tecnica comune per automobili differenti. La piattaforma comprende moduli hardware standardizzati e un insieme articolato di funzioni software, con l'obiettivo di coordinare in modo più efficace i sistemi elettronici del veicolo. Il vantaggio atteso è duplice: da una parte semplificare lo sviluppo di nuovi modelli, dall'altra rendere più omogenea l'integrazione tra motore, sistemi di assistenza alla guida, infotainment e altre funzioni di bordo. In un'automobile moderna, infatti, la competitività non dipende più soltanto dalle caratteristiche del motore o dal progetto della carrozzeria, ma anche dalla capacità di far dialogare in modo efficiente le diverse componenti elettroniche.

In questo contesto sono stati richiamati anche Coffee EEA 4.0, l'architettura elettronica del gruppo, e Coffee OS, il sistema operativo che gestisce le funzioni digitali dell'abitacolo. A questi si affianca Coffee Pilot, la famiglia di sistemi dedicati all'assistenza alla guida. L'intenzione di GWM è costruire un ecosistema tecnologico nel quale i diversi elementi siano sviluppati in modo coordinato, riducendo la frammentazione delle soluzioni e favorendo una maggiore uniformità tra i modelli della gamma. L'intelligenza artificiale viene quindi presentata non soltanto come una funzione destinata a migliorare l'interazione tra conducente e automobile, ma anche come uno strumento per gestire in modo più efficace le informazioni provenienti dai sensori e coordinare le risposte dei sistemi di bordo. Naturalmente, l'efficacia concreta di queste tecnologie dovrà essere valutata attraverso il loro comportamento sulle vetture di serie, ma il messaggio della presentazione è stato quello di un costruttore che vuole investire sempre più nella componente digitale del prodotto.

Dalla tecnologia il Tech Day è passato al design, con l'intervento di Arturo Peralta, Exterior Design Manager dello studio GWM Advanced Design di Monaco. Il suo contributo ha permesso di comprendere meglio la filosofia stilistica adottata per la nuova H7, un SUV che cerca di combinare un'immagine robusta con un'impostazione adatta anche all'utilizzo quotidiano. Peralta ha raccontato il progetto partendo da un concetto essenziale, quello di due ruote e una scatola, attraverso il quale si costruisce una carrozzeria caratterizzata da volumi solidi e proporzioni piuttosto squadrate. L'obiettivo è trasmettere una sensazione di forza e affidabilità senza ricorrere necessariamente a forme eccessivamente elaborate, cercando piuttosto un'identità immediatamente riconoscibile.

Il designer ha spiegato che il progetto si ispira anche a una ricerca di equilibrio tra elementi geometrici differenti, richiamando alcuni concetti della tradizione estetica cinese, nei quali il quadrato rappresenta la solidità e il cerchio richiama l'armonia. Questa impostazione viene tradotta in una vettura che vuole apparire robusta, ma non priva di attenzione per i dettagli. Nel corso della presentazione sono stati evidenziati anche alcuni elementi funzionali, come gli spazi portaoggetti esterni nella zona posteriore e la presenza di una torcia estraibile, soluzioni pensate per chi utilizza il veicolo nelle attività all'aperto. L'idea alla base del lavoro di Peralta è che il design non debba essere soltanto una questione estetica, ma debba contribuire a rendere l'automobile più pratica e coerente con le esigenze di chi la utilizza.

Uno dei momenti più interessanti della giornata è stato l'intervento di Michele Scotti, Powertrain Director di GWM, che ha illustrato il lavoro svolto sui sistemi di propulsione della H7. Il suo profilo professionale, caratterizzato anche da una precedente esperienza di nove anni in McLaren Automotive, ha contribuito a dare alla presentazione un taglio particolarmente tecnico. Scotti ha spiegato come lo sviluppo delle motorizzazioni debba partire dalle condizioni reali in cui il veicolo viene utilizzato, considerando che gli automobilisti europei affrontano scenari molto diversi tra loro. Chi percorre soprattutto tragitti urbani cerca consumi contenuti e fluidità di funzionamento, mentre chi guida frequentemente in montagna o su strade con aderenza ridotta può attribuire maggiore importanza alla trazione integrale, alla risposta del sistema propulsivo e alla capacità di mantenere il controllo del veicolo.

Per rispondere a esigenze differenti, GWM ha presentato due soluzioni ibride per la H7, denominate Hi2 e Hi4. La prima è una configurazione a trazione anteriore che abbina un motore turbo a benzina da 1,5 litri a un sistema elettrificato e a una trasmissione DHT a due rapporti. La potenza complessiva dichiarata è di 247 CV, mentre il consumo omologato nel ciclo WLTP è di 6,5 litri ogni 100 chilometri. Questa soluzione è stata concepita per offrire un compromesso tra prestazioni ed efficienza, senza richiedere al conducente di collegare l'automobile a una presa di ricarica. Il sistema gestisce automaticamente l'interazione tra motore termico e componente elettrica, adattando il funzionamento alle condizioni di guida e cercando di utilizzare l'energia nel modo più efficace possibile.

La variante Hi4 rappresenta invece la proposta più prestazionale, perché combina il motore termico con due unità elettriche, una sull'asse anteriore e una su quello posteriore. Questa configurazione permette di ottenere la trazione integrale attraverso la gestione coordinata delle diverse unità di propulsione, senza fare affidamento su un tradizionale albero di trasmissione meccanico tra i due assi. Il sistema può così distribuire la coppia in funzione delle condizioni di aderenza e delle richieste del conducente, cercando di migliorare la stabilità e la capacità di affrontare situazioni di guida differenti. La H7 Plug-in Hi4 dichiara una potenza complessiva di 435 CV e una coppia massima di 670 Nm, con un'accelerazione da zero a 100 km/h in 4,9 secondi e un'autonomia elettrica dichiarata fino a 129 chilometri nel ciclo WLTP.

Scotti ha approfondito anche il funzionamento del sistema iTVC, progettato per gestire la distribuzione della coppia e contribuire al controllo dinamico della vettura. Il sistema utilizza informazioni come l'angolo di sterzata, i movimenti del veicolo e le condizioni di aderenza per regolare la risposta della propulsione. Secondo i dati illustrati durante la presentazione, gli aggiornamenti di controllo possono raggiungere una frequenza di 100 volte al secondo. L'obiettivo è rendere la risposta più rapida e precisa, intervenendo sulla distribuzione della spinta in base alle condizioni di marcia. In questo modo, la gestione elettronica non viene presentata soltanto come uno strumento per ottenere prestazioni elevate, ma anche come un elemento che può contribuire alla sicurezza e alla prevedibilità del comportamento stradale.

Un altro aspetto affrontato da Scotti ha riguardato il lavoro di messa a punto svolto specificamente per il mercato europeo. Il gruppo ha dichiarato di aver effettuato prove su strade molto diverse, dalle autostrade tedesche ai tornanti dello Stelvio, fino ai percorsi del Grossglockner in Austria. Questi test servono a verificare il comportamento della vettura in situazioni che richiedono caratteristiche differenti, come la stabilità alle alte velocità, la risposta nelle curve, la gestione della coppia in salita e la capacità di mantenere una buona motricità su fondi difficili. A questo programma si aggiungono prove in condizioni climatiche estreme, con temperature molto basse e test in ambienti desertici, oltre a verifiche sulla resistenza alla corrosione di alcuni componenti. Il messaggio è che lo sviluppo di una vettura destinata all'Europa richiede un lavoro di adattamento e validazione che non può essere sostituito dalla semplice definizione delle caratteristiche tecniche sulla carta.

La giornata ha offerto anche uno sguardo sui programmi futuri di GWM, con l'intenzione di ampliare la gamma attraverso almeno dieci nuovi modelli o derivati nei due anni successivi. Il costruttore punta a coprire segmenti differenti, dai SUV alle berline, dalle station wagon ai fuoristrada, passando per pick-up e monovolume. Tra i nomi richiamati durante la presentazione figurano ORA 5, Jolion, Tank 300, P500 e WEY G9, che rappresentano interpretazioni differenti della strategia di prodotto del gruppo. L'obiettivo è evitare di essere identificati con una sola tipologia di automobile e costruire un'offerta capace di intercettare esigenze diverse, mantenendo una base tecnologica condivisa dove possibile.

Alla fine, il significato del Tech Day è stato soprattutto quello di presentare GWM come un costruttore che vuole consolidare la propria credibilità europea attraverso una combinazione di tecnologia proprietaria, sviluppo locale, design e ampliamento della rete commerciale. Gli interventi di Thiemo Jahnke, Nicole Wu, Arturo Peralta e Michele Scotti hanno raccontato aspetti diversi dello stesso progetto: la costruzione di una presenza commerciale stabile, l'investimento nella ricerca, la definizione di un'identità stilistica e lo sviluppo di sistemi di propulsione adatti alle condizioni di guida europee. La H7 è diventata il filo conduttore attraverso cui mostrare concretamente queste competenze, soprattutto sul fronte delle motorizzazioni ibride e della trazione integrale elettrificata.

Resta però una distinzione importante tra ciò che un costruttore dichiara durante una presentazione e ciò che il cliente sperimenta nell'utilizzo quotidiano. I dati tecnici, gli investimenti e i programmi industriali costituiscono una base significativa, ma la valutazione definitiva passerà attraverso l'affidabilità delle vetture, i consumi reali, la qualità dei materiali, la semplicità di utilizzo dei sistemi elettronici e l'efficienza dell'assistenza post-vendita. Sarà inoltre importante capire come si comporteranno i modelli sul mercato dell'usato e quale valore riusciranno a conservare nel tempo. Il Tech Day di Milano ha quindi avuto il merito di spostare la discussione dalle sole politiche di prezzo alle competenze tecniche e industriali di Great Wall Motor, lasciando ai prossimi mesi il compito di verificare quanto questa strategia riuscirà a tradursi in risultati concreti per il marchio in Europa. (Franco Liistro)

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