18/01/2018
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BILANCIO F.1 2017: DOPO IL POKER SERVITO…TRA DUE MESI SI RICOMINCIA

 

poker

Torino. La stagione 2017 è andata in archivio col solito copione degli ultimi quattro anni: l’illusione di una Ferrari campione del mondo si è definitivamente dissolta in Messico, dove Lewis Hamilton ha matematicamente conquistato il suo quarto titolo mondiale. Il costruttori  ha invece premiato la F1 W08. Lewis Hamilton ha dunque vinto il suo quarto titolo mondiale, pareggiando il conto con Sebastian Vettel e raggiungendo un certo Alain Prost nell’albo d’oro della categoria. Un risultato che va stretto al ferrarista, ma che non fa una piega, anche a detta del numero uno del Cavallino che, obtorto collo, sul podio di Abu Dhabi ha dovuto rendere omaggio al suo rivale.

 "Odio doverlo dire - ha ammesso il tedesco - ma Hamilton è stato il migliore quest'anno. Per quel che ci riguarda lavoreremo sodo e torneremo ancora più forti, per provare a vincere l'anno prossimo. Non voglio fare promesse, ma sappiamo in che direzione dobbiamo muoverci, per colmare il gap che ancora ci separa dalla Mercede. A livello motore, ad esempio, ci manca ancora qualcosa e dobbiamo migliorare soprattutto dal punto di vista della velocità".

GERARCHIE RISPETTATElewis

Queste dichiarazione mettono fine alle accuse incrociate che si era scatenate dopo la travagliata trasferta asiatica, che aveva visto la Ferrari a secco di vittorie e risultati: a Singapore, causa autoscontro al via tra le rosse, in Giappone e Malesia, per problemi di carattere tecnico.

Non solo, facendo un passo indietro la logica conclusione della stagione 2017 azzera anche tutte le polemiche per il fallo di reazione di Vettel a Baku, relegando ad incidente di percorso quella mancata vittoria che, secondo molti, avrebbe pesato come un macigno sull’esito della stagione del Cavallino.

Un’esagerazione: anche con i punti in più dell’Azerbadjan e della probabile vittoria di Vettel a Singapore il risultato finale non sarebbe cambiato. Per almeno due motivi. Perché dopo le tribolazioni della passata stagione, la conflittuale convivenza con Rosberg e qualche distrazione mondana di troppo, Hamilton si è dedicato anima e corpo al mondiale, disputando una delle sue migliori stagioni. E perché la sua Mercedes ha saputo cambiare passo in corso d’opera, come mai era accaduto in precedenza.

Dal 2014, ad oggi, ovvero dall’avvento delle power unit, le stelle d’argento non erano mai state impegnate da un’avversaria tanto competitiva, come la Ferrari del 2017. Una rivale che nelle prime tappe del mondiale era apparsa addirittura superiore alle monoposto anglo-tedesche, talmente competitiva da fare dichiarare a Jacques Villeneuve, uno che raramente sbaglia certe valutazioni “...la SF70H ricorda tanto la F2004, la migliore Ferrari di Formula 1 di tutti i tempi”.

Per contro la Mercedes F1 W08 a passo lungo appariva a suo agio solo sul dritto, ma impacciata nel misto e carente di quel carico aerodinamico che l’aveva fatta primeggiare nelle stagioni passate, senza parlare del fatto che sulla bilancia accusava un sovrappeso di 7-8 chili. Un mezzo disastro, insomma.

Ma i campioni di razza si vedono proprio nelle circostanze avverse e la Mercedes ha dimostrato di esserlo anche quest’anno. Dopo l’incubo Ungheria, dove Hamilton e Bottas avevano accusato distacchi imbarazzanti, al rientro delle vacanze estive il team anglo-tedesco è letteralmente rinato. Da Spa in poi ha messo a segno un filotto di vittorie, che ha regalato a Hamilton il quarto titolo mondiale, mentre la Ferrari accusava problemi di affidabilità e, cosa ancor più grave, non riusciva a fare esordire la quarta versione della power-unit rossa,  che avrebbe dovuto assestare il colpo del ko alla Mercedes  .

CINQUE VITTORIE NON BASTANO

cinque

Malgrado ciò il Cavallino ha concluso la stagione con cinque vittorie all’attivo. Un mezzo miracolo, se si pensa che si arrivava dallo “zero” del 2016, ma non è bastato. Secondo Jock Clear, il coordinatore degli ingegneri di Maranello, “....le prestazioni ci sono sempre state e nel 2017 abbiamo dimostrato di essere tornati competitivi", verissimo, ma gli ultimi due Gran Premi dell’anno hanno lanciato messaggi che non faranno certamente passare un inverno sereno ai tecnici di Maranello.

In Brasile Vettel è nuovamente salito sul gradino più alto del podio, ma ad impressionare sono stati i 30 tiratissimi giri di Hamilton, costretto a partire dalla corsia box e arrivato a pochi decimi dalla zona podio. Se non ci fosse stato l’incidente del sabato, nel corso delle qualifiche, l’inglese sarebbe stato imprendibile per tutti, infliggendo distacchi imbarazzanti alla concorrenza. Come quelli che Bottas ha dato alla rossa ad Abu Dhabi, dove si è rivista la Mercedes imbattibile degli anni passati e una Ferrari nel solito ruolo di sfidante numero uno, ma distante anni luce dalle prestazioni delle stelle d’argento. Perché, udite, udite, Vettel e Raikkonen non potevano spingere le loro SF70H ed erano costretti a rilasciare l'acceleratore in fondo ai rettilinei, causa eccessivo consumo di carburante.

Un problema in più per i motoristi della rossa, e per il nuovo responsabile Iotti, che in questo inverno dovranno lavorare a tappe forzate per incrementare prestazioni, velocità ed affidabilità. Insomma, per puntare al mondiale del 2018 la Ferrari dovrà mettere in scena un secondo miracolo tecnico, dopo quello che ha caratterizzato il ritorno alla competitività di questa stagione.

IL MONDIALE DEGLI ALTRI

E gli altri? Con tre vittorie all’attivo, la Red Bull è stata la terza forza del 2017, in un mondiale ricco di polemiche per il team di Milton Keynes. Che ha iniziato la stagione con una monoposto “troppo banale”, per essere credibile e quando ha messo in pista una RB13 finalmente competitiva è stato accusato, senza mezzi termini, di utilizzare sospensioni non proprio regolamentari. Illazioni? Forse, ma qualche dubbio rimane, quando si è passati dallo strapotere di Verstappen in Messico, alle opache prestazioni dei “bibitari” in Brasile e Abu Dhabi.. Alle loro spalle il vuoto.

Come spesso è accaduto anche in passato, il varo di nuovi regolamenti non ha affatto rimescolato le carte in campo. Anzi, è accaduto l’esatto contrario. E così la stagione 2017 va in archivio con una Williams in evidente crisi di identità, una Renault ancora distante da quella competitività che le consentirebbe di battersi per le posizioni di vertice e soprattutto con una McLaren da rifondare.

Consumato il divorzio con la Honda, dopo tre stagioni a dir poco disastrose, le speranze di un ritorno ai vertici sono riposte tutte nella power unit Renault, che dall’anno prossimo motorizzerà le monoposto di Paragon, ma, come vedremo in seguito, anche questo nuovo matrimonio si preannuncia ricco di incognite.

L’esatto opposto di quello che è accaduto alla Force India: per il secondo anno di fila il team anglo-indiano, con un budget limitato e un proprietario costretto a vivere in Inghilterra, per evitare guai giudiziari, si è confermato la compagine rivelazione, mettendo in campo una monoposto estremamente veloce ed affidabile.

Sauber e Hass hanno invece recitato il ruolo di meste comprimarie, mentre la Toro Rosso, che ad inizio anno era addirittura più competitiva della Red Bull, ha chiuso la stagione in calando e il 2018, con la power unit Honda in arrivo, non si preannuncia certo come un passaggio agevole per la compagine di Faenza.

LE RIVOLUZIONI DI LIBERTY MEDIAliberty

I bilanci di fine non possono trascurare l’operato di Liberty Media, nel primo anno del dopo Ecclestone. Diciamo subito che di cose da fare, per riportare la Formula 1 ai fasti di un tempo, ce ne sono ancora tante, ma i primi passi sono stati più che positivi, per rendere l’ambiente più “friendly” e per avvicinarlo al grande pubblico.

Gli eventi di Londra e di Milano sono un esempio da seguire e replicare, molti meno agevole sarà invece trovare i giusti equilibri tra la necessità di migliorare lo spettacolo e l’imperativo di non snaturare l’immagine e il format della Formula 1.

Un compito non semplice, dopo anni di immobilismo, che hanno determinato quelle criticità che tutti conoscono. Per il momento, per rimarcare ulteriormente il distacco col passato, e con la vecchia gestione, si è provveduto a giubilare il vecchio logo, l’insieme di due lettere nero e rosso, noto come “Flying 1” introdotto nel lontano 1993.

Per Sean Bratches, responsabile commerciale della Formula 1, questo design “...non era adatto alle moderne piattaforme digitali e al merchandising, soprattutto lo spazio negativo nel numero uno che non riusciva ad arrivare chiaramente al pubblico del digitale”.Il nuovo logo, sempre secondo Bratches “ ...si ispira alla forma a basso profilo della vettura, due macchine che attraversano un traguardo. È incredibilmente audace, semplice e versatile”.

 Il simbolo di una Formula 1 che deve rinnovarsi, proiettarsi verso il futuro dello sport, con una serie di azioni e decisioni volte anche ad avvicinare quanto più pubblico possibile al mondo del circus. Una mission difficile: staremo a vedere.(Testo e foto di Paolo D’Alessio)