21/06/2018
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PER LA CITROEN MEHARI E’ IL MOMENTO DELLE 50….CANDELINE

Parigi. Quando De la Poype immaginò la Méhari, pensò ad una vettura adatta agli utilizzi più svariati, dal divertimento al trasporto di cose o attrezzi da lavoro. Al designer Jean-Louis Barrault aveva dato un unico vincolo: le misure avrebbero dovuto essere quelle della piattaforma AK, su cui era stato sviluppato il piccolo veicolo commerciale Citroën.

Dal progetto uscì la vettura base: una cabriolet a due porte e due o quattro posti sulla cui parte posteriore era possibile ricavare uno spazio per le gambe dei passeggeri posteriori sistemati su un sedile pieghevole che quando non utilizzato formava un piano di carico unico, dal paraurti posteriore sino agli schienali dei sedili anteriori.

Il parabrezza (abbattibile) conteneva gli ancoraggi per due ferri che si univano ad un arco (smontabile) che sormontava i sedili di conducente e passeggero anteriore. Su questa struttura si poteva montare un tettuccio in tela che creava un abitacolo per i passeggeri anteriori. Estendendo il telaio si arrivava a coprire anche i passeggeri posteriori ed il bagagliaio, ottenendo così una berlina a quattro posti.

Nel mezzo, infinite combinazioni con porte in tela o rigide, pannellature laterali in tela o anche carrozzerie in plastica rigida totalmente modulabili, disponibili nei colori della Méhari.

Una vettura per fare tutto, ovunque, con qualunque tempo, con passeggeri o con il solo guidatore, su strada asfaltata, su sterrato o… anche in mancanza di una strada!

Méhari 4x4: la trazione integrale secondo Citroën

La leggerezza della Méhari (poco più di 550 kg in ordine di marcia) le permetteva di superare agevolmente i terreni accidentati. Inoltre gli pneumatici M+S da 135 per 15” della Michelin le consentivano di non insabbiarsi e di uscire facilmente da pantani e terreni con scarsa aderenza. Tuttavia, per certi usi speciali, Citroën pensò fosse opportuno equipaggiarla con una trazione integrale.

La Méhari non era la prima piccola Citroën ad essere dotata di questa soluzione: prima di lei, nel 1958, il Double Chevron produsse la 2CV 4x4, denominata (non ufficialmente) Sahara.

Si trattava di una 2CV molto speciale dove, vista la scarsità di potenza disponibile, Citroën aveva montato due motori, uno anteriore (al posto giusto) ed uno posteriore, in posizione invertita, ovvero con il cambio girato all’indietro, che muoveva le ruote posteriori. Una frizione centrifuga sul motore posteriore permetteva di controllare la trazione sotto ai mille giri al minuto, disinserendo il secondo motore. Il comando dell’acceleratore, quello della frizione e del cambio erano accoppiati e sincronizzati, semplificando la guida al conducente.

Per la Méhari 4x4, Citroën usò un sistema più tradizionale ma non per questo meno sofisticato: data la potenza del motore quasi doppia rispetto a quello della 2CV, fu adottata una trasmissione tradizionale, con un albero collegato al cambio che azionava un differenziale collegato alle due ruote posteriori, equipaggiate con freni a disco analoghi a quelli anteriori.Il conducente, oltre al normale comando del cambio a 4 rapporti, disponeva del comando che disinseriva la trazione posteriore e di una seconda leva che comandava il riduttore.

Il peso aumentava sensibilmente, sia a causa della trasmissione posteriore sia per le generose piastre di protezione e passava da 550 a 715 kg, mentre quello a pieno carico andava da circa 900 a 1115 kg, con un carico utile di 400 kg.

La presentazione della versione 4x4 della Méhari avvenne a Nimes nel 1979. Al fianco di alcune vetture civili nel loro spettacolare Jaune Atacama, erano presenti delle più discrete Méhari 4x4 in verde militare, pensate per essere impiegate dall’Esercito francese, cui furono contestualmente presentate e rese disponibili anche in versione paracadutabile, fissate su appositi pallet che contenevano tutto l’equipaggiamento necessario.

Le versioni militari erano immediatamente riconoscibili per il grosso supporto posteriore per l’antenna della ricetrasmittente e, sotto al cofano, per la batteria a 24 volt.

Il prezzo della 4x4 era ovviamente più elevato di quello della versione a due ruote motrici e questo ne frenò molto la diffusione, ma la piccola Citroën “integrale” farà ugualmente in tempo a stupire il mondo…

La Méhari auto medica alla Parigi-Dakar

Nell’autunno del 1979, l’ex pilota francese Thierry Sabine, organizzatore dall’anno precedente della celebre Parigi-Dakar, partì dalla capitale francese con una CX e tre Méhari 4x4 per effettuare il viaggio di ricognizione per l’edizione 1980 del massacrante rally africano.

Nel frattempo, in casa Citroën si stavano allestendo altre dieci Méhari 4x4 in versione “Médicale” da impiegare come vetture di supporto durante quella edizione. Rispetto alle versioni militari, le Méhari 4x4 “Dakar” erano equipaggiate con un’antenna radio al centro del tetto, una coppia di proiettori sulle protezioni anteriori dei fari principali ed un numero progressivo da 1 a 10 stampato al centro del tetto, facilmente leggibile dai mezzi aerei d’assitenza.

Probabilmente, la prima sensazione che dovettero aver suscitato nel pubblico le piccole Méhari “Médicale” al fianco dei mostruosi 4x4 iscritti alla gara dovette essere d’ilarità: lo stesso Wolgensinger, Direttore della Comunicazione Citroën, rispondendo ad un giornalista disse: “Potevamo scegliere se far somigliare il nostro 4x4 ad un bulldozer o ad un tosaerba, abbiamo scelto questa seconda soluzione”.

Il perché fu chiaro a tutti coloro che parteciparono a quella Dakar: quando i grossi fuoristrada americani o giapponesi si insabbiavano o si ribaltavano giù per le dune, le leggere Méhari 4x4 arrivavano ovunque senza difficoltà e si prendevano cura degli eventuali feriti, trasportandoli rapidamente verso i punti di assistenza o le piazzole degli elicotteri.

Spesso, questo genere di interventi avveniva così rapidamente, che le agili Méhari 4x4 superavano allegramente anche alcuni dei veicoli in corsa, impegnati al massimo delle loro possibilità! (R.C.)