22/06/2018
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CON IL G.P. DEL VALENTINO SI E’ CHIUSA LA 4^ EDIZIONE DEL SALONE DI TORINO

Torino. Con lo svolgimento del 4° Gran Premio del Valentino è in pratica calato il sipario sul Salone dell’Auto di Torino. Un bagno di folla ha accompagnato le oltre 200 vetture che hanno dato vita alla rievocazione che vuole celebrare il Gran Premio del Valentino, gara che si è corsa dal 1935 al 1955 lungo i viali del Parco: un percorso dal Castello del Valentino, attraverso le vie del centro della Capitale piemontese e poi via sino alla Reggia di Venaria.

Ad aprire la manifestazione è stata la Lancia D25 guidata da Sergio Enrietti, Collection manager di FCA Heritage poi è stata la Lotus Evora dei Carabinieri e via via… Italdesign Zerouno Duerta guidata da Umberto Giorio, Paolo Pininfarina con Pininfarina Jaguar XJS, Fabrizio Giugiaro sulla GFG Sibylla, per la prima volta al mondo in versione dinamica così come l’Alfa Romeo 4C Mole Automobiles Costruzione Artigianale 001, guidata da Umberto Palermo.

Dopo i prototipi, le Porsche che hanno approfittato della sfilata per festeggiare ancora il 70° anniversario della casa di Stoccarda, e poi Alfa Romeo, Dallara, Ferrari, Maserati, Lancia Delta integrali, Aston Martin, Lamborghini, Mercedes-Benz, Tesla e BMW.

Alla partenza l’assessore al Turismo e al Commercio Alberto Sacco ha voluto salutare il pubblico assiepato lungo i portici di via Roma e in piazza San Carlo e le centinaia di collezionisti che hanno scelto di contagiare Torino con la loro passione per le quattro ruote. L’assessore ha dichiarato: “Ringrazio tutti voi per essere venuti a Torino, per questa festa che ha portato in tutta Italia una bella immagine della città.”

Intanto al Parco del Valentino non è cessata l’affluenza di visitatori: ben difficilmente potrà essere superata la cifra record dello scorso anno a causa del maltempo che ha imperversato nei primi due giorni; un calo di visitatori che però è ampiamente superato dalle migliaia di torinesi e no che hanno stipato i portici della zona centro e le piazze che sono state teatro principalmente di due eventi: la sfilata mercoledì sera in pieno centro di Torino di oltre duecento supercar e il Gran Premio della giornata conclusiva.

Sotto questo profilo Andrea Levy, il presidente della società organizzatrice, ha vinto la sua battaglia e con lui l’ha vinta tutto lo staff organizzativo che è stato messo a dura prova da una serie di problematiche di non poco conto dovendo coniugare spettacolo con le esigenze di garantire una viabilità quasi normale nelle zone nevralgiche della città. E il Comune ha fatto la sua parte nel quadro di una collaborazione di comune interesse.

La parte espositiva di contro qualche lacuna l’ha messa in evidenza. Ancora una volta il “focus” dell’elettrico nella piazza simbolo della città non ha raggiunto gli obiettivi. Un’esposizione e partecipazione delle Case piuttosto misera e disordinata che certo non ha contribuito all’immagine del Salone cui Levy tiene in modo particolare.

Al Valentino la zona espositiva, arricchita dalla galleria dei prototipi e dalla corte del Castello ricolme di auto di ieri e di oggi, era evidentemente meno ricca dello scorso anno. I vuoti lasciati dall’assenza di Case quali Lamborghini, Nissan, Ford, Citroen, Subaru, DS è stata compensata da un mix di stand dei car design che invece lo scorso anno avevano un loro spazio ben definito.

Una scelta probabilmente dettata dagli eventi e dalla situazione contingente che probabilmente, a livello di curiosità e interesse, forse non è premiante. Di certo nella giornata inaugurale non è stata una bella immagine vedere in alcuni stand una o più auto esposte…..in solitario, stante la assenza dei rappresentanti delle Case. Non è certo una colpa da addebitare a Parco Valentino ma potrebbe essere un brutto segnale…..

Da lunedì si pensa già alla quinta edizione. Nulla sino ad ora è trapelato sul progetto 2019 e probabilmente nulla si saprà prima dell’autunno. L’augurio è che il Salone esca un poco dai confini nazionali, non è stato incoraggiante sentire un giornalista di oltre Alpi lamentarsi della scarsa valorizzazione del tesoro automotive che Torino possiede dal momento che non c’era un minimo di informazione in lingua straniera. (F.L.)